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SUCCESSE COSì

Per chi è nato in Toscana, la Richard Ginori ha veramente un grande significato. Ma non solo perché è una azienda toscana presente sul nostro territorio, a Sesto Fiorentino, da quasi trecento anni, ma in quanto è sempre stata un simbolo della Toscanità. Come i cipressi, la torre di Pisa o la bistecca alla fiorentina.
Quando ero ancora piccolo, a cinque o sei anni, già allora mia mamma mi mostrava con religiosa attenzione e prendendoli da stipi chiusi a chiave, le tazzine, i piatti decorati o l’acquasantierina della Ginori. Cose preziose e rare.
Con questo imprinting siamo cresciuti io e tanti altri: con la voglia di ricercare anche noi queste cose belle e preziose e farle nostre. Ma la ricerca è un po’ come la caccia, è appassionante.
Era veramente appassionante cercare per mercatini di antiquariato, od in piccoli negozi, sperando che la ricerca fosse coronata dalla gioia di trovare.
Poi dopo aver trovato e tesaurizzato molti oggetti, un’altra smania: quella del possesso sempre di più che assale il collezionista. E quindi la ricerca senza fine degli esemplari mancanti.

Nella mia esperienza una categoria di oggetti era alla mia portata: le tazzine dipinte, i piatti ed i vassoi, le acquasantiere come quelle di mia madre, e tutto quello che era produzione corrente della Richard Ginori, con gli oggetti magari decorati a mano con fiorellini rosa od azzurri.
Od il piccolo servizio da the o da caffè. Oppure, magari, la statuina.
Altre cose appartenevano invece ad una categoria nettamente superiore e fuori della mia portata: tipicamente gli oggetti artistici Art Nouveau, in porcellana bianca, presenti al Muso di Doccia. Inarrivabili non solo dal punto di vista economico, ma anche in quanto non presenti sul mercato e quindi irraggiungibili.

Ma molti anni fa, in un grosso mercato antiquario, improvvisamente trovai un pezzo, marcato Ginori, che non faceva parte di nessuna delle due categorie. Era un oggetto dipinto a mano con veramente molta forza pittorica, di forma squisitamente liberty, e firmato dal pittore.
Tempo dopo seppi che era un portacioccolatini. Naturalmente lo comprai, e da quel momento ho dedicato il mio tempo alla ricerca di altri oggetti di quella linea artistica. Con un certo successo, fortunatamente.

La curiosità, d’altra parte, mi spingeva ad avere informazioni su quei particolari oggetti, e sugli autori, ovvero su chi fossero quegli artisti che li avevano decorati e firmati.
Ma non trovai niente sulla letteratura disponibile, solo notizie molto generali.
Anche nei musei questi oggetti non erano presenti, solo alcuni al Museo di Doccia ed al Museo Stibbert.
Mi sembrò una mancanza veramente inaccettabile. Così richiesi alla Soprintendenza l’autorizzazione a consultare gli archivi del Museo Richard Ginori.
Volevo capire, e così mi presentai al Museo.

La curatrice del Museo, signora Oliva Rucellai, e le sue collaboratrici furono molto gentili, e mi aiutarono a consultare le informazioni cartacee presenti nel Museo.
Così piano piano la nebbia cominciò a diradarsi e cominciarono a chiarirsi le caratteristiche di questa linea di produzione, la Linea dei Fioristi.
In questo modo per quanto è possibile si è potuto chiarire il motivo e gli obiettivi di tale linea, quali fossero gli artisti coinvolti, le decorazioni utilizzate, gli oggetti prodotti.
Ma senza l’aiuto degli addetti al Museo, tutto questo non sarebbe stato possibile. E fu proprio attraverso di loro che conobbi il maestro Giorgio Toccafondi, un anziano maestro pittore che a suo tempo lavorava alla Richard Ginori.
Probabilmente l’ultimo testimone, quando era ancora bambino, di quei tempi e di quegli artisti.